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	<title>Psicologia Archives - Centro Mentecorpo</title>
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	<description>Il tuo benessere consapevole</description>
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	<title>Psicologia Archives - Centro Mentecorpo</title>
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	<item>
		<title>LA “FOMO” O “FEAR OF MISSING OUT”: QUANDO I SOCIAL CREANO DIPENDENZA.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 16:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[FOMO]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cosidetta sindrome “FOMO” o “Fear of missing out”, letteralmente “paura di essere tagliati fuori” è un fenomeno reale che sta diventando sempre più comune e può causare uno stress significativo nella vita di tutti i giorni. Può interessare praticamente chiunque, ma alcune persone sono maggiormente a rischio. Ecco cosa bisognerebbe sapere sulla FOMO, cosa  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosidetta sindrome “FOMO” o “Fear of missing out”, letteralmente “paura di essere tagliati fuori” è un fenomeno reale che sta diventando sempre più comune e può causare uno stress significativo nella vita di tutti i giorni. Può interessare praticamente chiunque, ma alcune persone sono maggiormente a rischio. Ecco cosa bisognerebbe sapere sulla FOMO, cosa dice la ricerca, come riconoscerla nella propria vita e come gestire la FOMO per evitare di influenzare negativamente la propria felicità.</p>
<p>La paura di essere tagliati fuori si riferisce alla sensazione o percezione che gli altri si divertano di più, vivano una vita migliore o sperimentino cose migliori di te. Implica un profondo senso di frustrazione e influisce sull’autostima. È spesso esacerbato dai social media come Instagram e Facebook.</p>
<blockquote><p>La FOMO non è solo la sensazione che potrebbero esserci cose migliori che potresti fare in questo momento, ma è la sensazione che ti stai perdendo qualcosa di fondamentalmente importante che gli altri stanno vivendo proprio ora.</p></blockquote>
<p>Può applicarsi a qualsiasi cosa, da una festa di un venerdì sera a una promozione sul lavoro, ma comporta sempre un forte senso di impotenza.</p>
<p>Quest’ansia è stata descritta dai ricercatori come “la sensazione inquieta e talvolta logorante che ci si stia perdendo, o che gli atri stiano facendo, o che siano in possesso di qualcosa di meglio di te”.</p>
<p>E mentre è presumibilmente in circolazione da secoli (è possibile trovare prove della FOMO perfino in testi antichi), è stata studiata scientificamente solo negli ultimi decenni, a partire da uno studio di ricerca del 1996 dello stratega del marketing, il dottor Dan Herman. Dall’avvento dei social media, tuttavia, la FOMO è diventata più manifesta ed è stata presa in considerazione più seriamente.</p>
<blockquote><p>I social media hanno accelerato il fenomeno in diversi modi. Creando una situazione in cui si confronta sempre di più la propria vita con quella degli altri. Pertanto, il concetto di “normale” diventa distorto e può sembrare che si stia facendo peggio rispetto a loro.</p></blockquote>
<p>I social media creano una piattaforma per autocelebrarsi<span class="Apple-converted-space">  </span>dove le cose, gli eventi e persino la felicità stessa sembrano a volte essere in competizione. Le persone tendono a esporre sui social le loro esperienze migliori, le fotografie più riuscite, il che potrebbe portarsi a chiedere a se stessi che cosa ci manca.</p>
<h3>Come smettere di confrontarsi con gli altri</h3>
<p>Man mano che ulteriori ricerche sulla FOMO vengono condotte e diventano disponibili, stiamo ottenendo un quadro più chiaro di ciò che comporta e di come ci influenza. Il quadro che ne esce non è affatto roseo, poiché gli effetti negativi sono molteplici ed è più comune di quanto ci si possa aspettare.</p>
<p>I siti di social network sono sia una causa che un effetto per questa condizione. Non sorprende che gli adolescenti li utilizzino in modo massiccio e di conseguenza siano più esposti al rischio di soffrire di FOMO. È interessante notare, tuttavia, che questa agisce come un meccanismo che innesca un utilizzo dei social ancora più complulsivo.</p>
<p>In ogni caso la FOMO associata all’utilizzo dei social media trascende l’età ed il genere. Può essere sperimentata da persone di tutte le età, e diversi studi lo hanno comprovato. Uno studio sulla rivista <i>Psychiatry Research</i> ha scoperto che non solo era strettamente correlata ad un massiccio utilizzo di smartphone e social media ma che questo collegamento non era associato all’età o al sesso ma in ogni caso derivava dalla paura di ricevere valutazioni negative e persino positive da parte di altri.</p>
<p>Un altro articolo ha evidenziato che è quasi sempre associata a un basso senso di realizzazione dei propri bisogni e ad una bassa soddisfazione della vita in generale. La FOMO è fortemente legata a un grande impegno nei social media, come suggerito da altri studi: sembra che la FOMO sia collegata sia alla necessità di impegnarsi nei social media sia ad aumentare tale impegno. Ciò significa che tutte queste abitudini possono contribuire a un ciclo negativo e che si autoalimenta.</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p></blockquote>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">I social media mi stanno aiutando o ferendo la mia ansia sociale?</p>
</blockquote>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ridurre al minimo la FOMO</h3>
<p><strong>Focalizza in maniera diversa la tua attenzione.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Invece di concentrarti su ciò che ti manca, prova a notare ciò che hai. Questo è più facile a dirsi che a farsi su internet, dove siamo bombardati con immagini di cose che non abbiamo, ma è comunque fattibile. Aggiungi più persone positive alla tua bacheca; nascondi le persone che tendono a vantarsi troppo o che non ti supportano. Puoi modificare la tua bacheca per mostrarti meno di ciò che innesca la tua ansia e più di ciò che ti fa sentire bene con te stesso. Lavora per identificare ciò che ti rende insoddisfatto cerca di minimizzarlo mentre aggiungi altro alla tua pagina (e alla tua vita) che ti renda felice.</p>
<p><strong>Tieni un diario.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>È comune pubblicare post sui social media per tenere traccia delle cose divertenti che fai. Tuttavia, si tende a controllare un po’ troppo se le persone stanno visualizzando le proprie esperienze online. In questo caso, potresti portare offline alcune delle tue foto e dei tuoi ricordi e tenere un diario personale dei tuoi momenti più belli, in digitale o su carta. Questo può aiutarti a spostare la tua attenzione dall’approvazione pubblica all’apprezzamento privato delle cose che rendono grande la tua vita.</p>
<p><strong>Cerca connessioni reali.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Potresti ritrovarti a cercare una maggiore connessione quando ti senti depresso o ansioso, e questo è salutare. I sentimenti di solitudine o esclusione sono in realtà il modo in cui il nostro cervello ci dice che dobbiamo cercare maggiori connessioni con gli altri e aumentare il nostro senso di appartenenza. Sfortunatamente, il coinvolgimento che offrono i social media non è sempre il modo giusto per raggiungere questo obiettivo e si rischia di passare da una brutta situazione ad una anche peggiore.</p>
<p>Invece di provare a connetterti di più con le persone on-line, perché non organizzare un incontro con qualcuno di persona? Fare piani con un buon amico, creare una gita di gruppo o fare qualcosa di social che ti fa uscire con gli amici può essere un bel cambio di passo e può aiutarti a scrollarti di dosso quella sensazione che ti stai perdendo qualcosa. Ti mette al centro dell’azione. Se non hai tempo per fare piani, anche un messaggio diretto sui social media a un amico può favorire una connessione più grande e più intima rispetto alla pubblicazione di un post indirizzato a tutti e alla speranza di ottenere”Mi piace”.</p>
<p><strong>Concentrati sulla gratitudine.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Gli studi dimostrano che impegnarsi in attività che migliorano la gratitudine come semplicemente dire agli altri ciò che apprezzi su di loro può sollevare il tuo spirito e quelli di chiunque ti circonda. Ciò è in parte dovuto al fatto che è più difficile sentire la mancanza delle cose che ci mancano nella vita quando ci si concentra sull’abbondanza di ciò che già si possiede.</p>
<p>Questo può essere meraviglioso per la tua salute mentale ed emotiva.</p>
<blockquote><p>Sebbene la FOMO sia fortemente correlata all’utilizzo dei social media, è importante ricordare che è un sentimento molto comune tra le persone di tutte le età. Ognuno lo può sentire in momenti diversi della propria vita. Se senti di soffrire di sentimenti di perdita, può essere utile contattare un amico o passare un po’ di tempo a riflettere sulle cose di cui sei grato nella tua vita. Attività come queste possono aiutarci a mettere le cose in prospettiva mentre raccogliamo un maggiore senso di appartenenza e liberiamo l’ansia di “perdere” qualcosa.</p></blockquote>
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		<title>Relazioni difficili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 11:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Relazioni difficili In questa pagina ci inoltriamo nella “Selva oscura” delle Relazioni, che spesso sono difficili perché implicano il confronto e lo scontro di due modi di “funzionare”della mente. Alla base della difficoltà c’è sempre una diversità: di sesso, razza, ideologia, posizione sociale e generazionale, e a queste possiamo attribuire i relativi ruoli, come ad  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Relazioni difficili</p>
<p>In questa pagina ci inoltriamo nella “Selva oscura” delle Relazioni, che spesso sono difficili perché implicano il confronto e lo scontro di due modi di “funzionare”della mente.</p>
<p>Alla base della difficoltà c’è sempre una diversità: di sesso, razza, ideologia, posizione sociale e generazionale, e a queste possiamo attribuire i relativi ruoli, come ad esempio:</p>
<p>&#8211; marito e moglie, conviventi in un medesimo spazio ma di diversa razza, ideologia o &#8212; religione.<br />
&#8211; datore di lavoro ed impiegato<br />
&#8211; genitore e figlio</p>
<p>&#8211; insegnante e allievo</p>
<p>Tutte queste coppie hanno in comune lo stesso “ostacolo”, una diversa visione del mondo con relativa modalità di interpretazione degli eventi, che li colloca gli uni su un monte e gli altri su quello opposto.</p>
<p>Tanto per non cadere nella banale definizione degli uomini e donne che vengono da due pianeti diversi, è invece opportuno evidenziare la medesima provenienza di entrambi i protagonisti della coppia, mettendo al centro il fatto che si tratta di esseri umani, in grado quindi di prescindere in taluni casi, dai propri ruoli e provenienze.</p>
<p>Tutto sta nel porsi umilmente nella posizione di ascolto e comprensione, certi che, in ognuno di noi, si trovino molti elementi, come fossero tasselli di un mosaico, compatibili con i tasselli dell&#8217;altro. Partendo da questo presupposto, mi metto nelle condizioni di aprire un varco di dialogo, pur sempre mantenendo la mia identità e il mio pensiero.</p>
<p>Ed è così che la moglie ed il marito mettono sul piatto della bilancia i propri sentimenti e si allenano a riconoscere le proprie modalità disfunzionali di dialogo trasformandole  in interazioni profonde e produttive per entrambi.</p>
<p>Amici e colleghi apprendono come gestire le distanze nei loro punti fermi della vita, aprendosi comunque ad un confronto ed una collaborazione: dove diversi punti di vista, producono un risultato migliore, ottenuto con la messa in gioco sè stesso e scrollandosi dal comodo divano dell&#8217; abitudine.</p>
<p>Datore di lavoro e impiegato imparano ad evitare di cadere nel triste tranello delle proiezioni (in cui l’uno rappresenta il papà cattivo che giudica e punisce e l’altro il figlio debole su cui scaricare le proprie frustrazioni ed incapacità.</p>
<p style="text-align: right;">Genitore e figlio ed insegnante ed allievo, posti nella stessa categoria poiché sia i genitori che gli insegnanti, dovrebbero essere più consapevoli, ed in grado di riconoscere che i loro ragazzi non sono lo specchio delle loro ambizioni frustrate o incapacità, ma un&#8217;importante occasione di dare un ulteriore senso al percorso fatto e motivo di crescita e arricchimento reciproco.</p>
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		<item>
		<title>IPNOSI AD APPROCCIO PSICOFISICO &#8221; la memoria del corpo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 14:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[ipnosi]]></category>
		<category><![CDATA[mentecorpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare di Ipnosi psicofisica potrebbe sembrare ridondante, poiché l'Ipnosi di per se' rappresenta una metodologia ad approccio psicofisico per eccellenza. Quando il paziente si sdraia sul lettino e scende lentamente i gradini verso i suoi stati di coscienza più profondi, coinvolge a pieno il corpo, pur stando apparentemente fermo. Ricordiamo che ogni movimento da noi  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di Ipnosi psicofisica potrebbe sembrare ridondante, poiché l&#8217;Ipnosi di per se&#8217; rappresenta una metodologia ad approccio psicofisico per eccellenza. Quando il paziente si sdraia sul lettino e scende lentamente i gradini verso i suoi stati di coscienza più profondi, coinvolge a pieno il corpo, pur stando apparentemente fermo. Ricordiamo che ogni movimento da noi immaginato, viene sempre riprodotto in modo micro dai muscoli coinvolti nell&#8217;azione reale e al tempo stesso il tipo di attivazione che la scena indotta va a stimolare è presente molto spesso in tutta la sua intensità: vi basti pensare a quando nei sogni capita di muoversi energicamente, sudare, parlare addirittura piangere e gridare, fino al punto di svegliarsi con il fiato e ed il cuore in gola.</p>
<p>Anche in alcune forme di Ipnosi tutto ciò può verificarsi, come anche può accadere di rilassarsi tanto da addormentarsi e non sentire più la voce del terapeuta. Le risposte sono molto soggettive ma rappresentano tutte delle modalità di attingere in modo guidato a delle nostre risorse nascoste, che i molti casi risultano determinanti per la completa risoluzione del problema della persona.</p>
<p>L&#8217; Ipnosi da me proposta, frutto della mia personale esperienza clinica con i pazienti, e&#8217; ad approccio psicofisiologico clinico integrato, ovvero nasce dalla fusione dell&#8217; ipnoterapia ericksoniana, e le tecniche del modello di Vezio Ruggieri.</p>
<p>Tradotto in procedura operativa :</p>
<p>A) ANAMNESI della la storia della persona, in tutti i suoi ambiti di vita.</p>
<p>B)RACCOLTA ELEMENTI CHIAVE, quegli elementi che saranno fondamentali per realizzare un&#8221;</p>
<p>C)INDUZIONE IPNOTICA SARTORIALE &#8221; , ovvero su misura alle esigenze, gusti, inclinazioni, ambizioni e capacità introspettive della persona .</p>
<p>D)SCREENING POSTURALE Analisi della postura con le sue contratture, gesti bloccati,linee di tensioni e capacità di movimento.</p>
<p>E)INDAGINE SUI PREREQUISITI ,sulla capacità del paziente di affidarsi e &#8220;cedere&#8221; le sue tensioni attraverso test psicofisici e osservazione</p>
<p>F)MESSA IN CONDIZIONE, introdurre il paziente all&#8217; Ipnosi con delle esperienze di rilassamento che lo abituano gradualmente a sperimentare sia l &#8216; abbassamento delle tensioni che la possibilità di fidarsi del terapeuta. le due cose sono strettamente collegate e questa fase può richiedere più sedute in base alle difese psicofisiche del paziente.</p>
<p>G)INDUZIONE IPNOTICA AD APPROCCIO PSICOFISICO, quando decido di lavorare non utilizzando l&#8217; Ipnosi classica, anziché far sdraiare il paziente sul lettino, invito la persona ad alzarsi in piedi o al massimo restare seduta. In un primo momento viene guidata sia dalla mia voce che dalle mie mani , che offrono un sostegno seguendo le tecniche del modello ( Vezio Ruggieri), alle zone della schiena in cui ho precedentemente individuato tensioni o difficoltà ad appoggiarsi .Quando il paziente si abbandona a questo tipo di sostegno inizia la mia induzione ipnotica personalizzata e costantemente tarata sul momento, con le modificazioni psicofisiche che il paziente mette in atto durante l&#8217;induzione stessa.</p>
<p>H)RESTITUZIONE, dopo aver riportato il paziente ad uno stato di coscienza &#8220;superficiale&#8221; chiedo di scrivere ciò che ricorda una volta a casa o di esprimere subito un suo commento a caldo, anche questa scelta è dettata dalla risposta psicofisica del paziente e da quella che è la sua necessità di elaborazione.</p>
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		<item>
		<title>Terremoto, dalla paura al panico.</title>
		<link>https://www.centromentecorpo.com/terremoto-dalla-paura-al-panico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 21:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver vissuto il terremoto è per tutti naturale ed istintivo vivere un senso di impotenza e precarietà In tutto il mondo, in regioni diverse del pianeta, l'essere umano ha dovuto far i conti con catastrofi naturali di ogni tipo, intensità e frequenza e proprio su questi ultimi due parametri, l'uomo ha sviluppato la sua  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver vissuto il terremoto è per tutti naturale ed istintivo vivere un senso di impotenza e precarietà</p>
<p>In tutto il mondo, in regioni diverse del pianeta, l&#8217;essere umano ha dovuto far i conti con catastrofi naturali di ogni tipo, intensità e frequenza e proprio su questi ultimi due parametri, l&#8217;uomo ha sviluppato la sua capacità di far fronte in modo razionale all&#8217;inaspettato, continuando a vivere la propria vita, evitando, gli eccessivi allarmismi da un lato e gli episodi di panico non motivati o la diffusione di uno stile di vita dominato dall&#8217;ansia dall&#8217; altro.<br />
Guardando le popolazioni colpite periodicamente da tifoni, alluvioni ed uragani, possiamo avere un esempio di quanto detto.<br />
l&#8217;Italia dal canto suo è una zona sismica, il che vuol dire soggetta a continui assestamenti più o meno percepibili e prevedibili, senza entrare nella polemica di un sistema edile inadatto, dato oggettivo di partenza, il nostro pensiero da abitanti della penisola dovrebbe essere più consapevole.<br />
Come il signore che abita vicino alla ferrovia e sa&#8217; che puntualmente i suoi oggetti inizieranno a tremare al passaggio del treno e non come l&#8217;abitante caraibico che impazzirebbe nel veder scendere la neve.<br />
Quindi è giusto conoscere le regole per gestire al meglio l&#8217;evenienza, senza farsi prendere da una paura mal gestita che sfocerebbe nel panico.</p>
<p>Premesso che in questo momento in Italia e&#8217; in corso una lunga fase di assestamento, prima di andare avanti, di seguito alcune indicazioni divulgate dalla Protezione Civile:</p>
<p>-Zaino di emergenza con coperta termica , acqua , kit pronto soccorso, medicinali salvavita, cibo a lunga conservazione, latte in polvere e cambi in presenza di neonati, batterie per torcia. Questo zaino deve essere disponibile e già pronto da prendere al volo nel momento dell&#8217; uscita di casa.<br />
-Torcia da lasciare vicino al letto.<br />
-Non uscire di casa durante la scossa.<br />
-Mettersi sotto gli stipiti delle porte o tavolino.<br />
-Lontano da oggetti che potrebbero cadere.<br />
-Chiudere gas, luce, acqua.<br />
-Uscire per recarsi in luoghi lontani da palazzi o costruzioni.<br />
-Camminare lontano dai cornicioni ma non in mezzo alla strada.</p>
<p>Le indicazioni tecniche ci aiuteranno a pensare alla soluzione allontanandoci dal panico.</p>
<p><b>Dal punto di vista psicologico</b></p>
<p><b>Sintomatologia</b><br />
Il terrore di sentire mancare la terra sotto i piedi è una delle situazione più difficili da affrontare, poiché mancando l&#8217;appoggio dei piedi e l&#8217;equilibrio, veniamo anche noi &#8220;minati dalle fondamenta&#8221;: la vista si appanna, gli arti si irrigidiscono, ed il respiro diventa corto, tachicardia, sudorazione, sensazione di immobilità, vampate di calore, in generale una sorta di blackout psicofisico.<br />
Possiamo, anzi, dobbiamo fronteggiare l&#8217;evenienza con delle tecniche simili a quelle utilizzate per l&#8217;attacco di Panico.</p>
<p>Non è consigliabile intraprendere una cura farmacologica per far fronte alla suddetta sintomatologia, poiché l&#8217;effetto ottundente del farmaco è di ostacolo ad una adeguata reazione all&#8217;emergenza dell&#8217;evento.</p>
<p><b>Respirazione</b><br />
Per chi non avesse familiarità con tecniche per gli Attacchi di Panico (es.Training Autogeno metodo Shultz, Ipnosi Ericksoniana, Tecniche Psicofisiologiche Cliniche integrate, Psicologia Strategica), deve quanto più possibile provare a respirare, prima di tutto attraverso la Respiarazione addominale, che anche se risulta difficile e sembra non riuscire, sarebbe auspicabile lasciarsi guidare da questo tipo di respiro che vi darà modo di pensare e mettere in atto quanto detto sopra. Inoltre una corretta respirazione apporta una adeguata ossigenazione che agevola la capacità di ragionamento e azione.</p>
<p><b>Il Controllo</b><br />
Abbandonare l&#8217;idea di poter prevenire e controllare il terremoto.<br />
Alcuni pensano di poter far prevenzione addirittura stando svegli o modificando totalmente la propria routine quotidiana, invece, gestire al meglio il singolo evento, pensando ad esso, solo nel momento in cui arriva, equivale ad attivare un sano meccanismo di allerta in grado di funzionare al meglio al momento del bisogno.<br />
Come dire, se la spia resta sempre accesa alla fine non la vediamo più! e questo ci porterebbe inevitabilmente ad abbassare le difese lasciandoci in preda all&#8217;ansia.</p>
<p>Quindi aiutiamo i nostri cari aiutando prima di tutto noi stessi, come rammenta sempre il messaggio sugli aerei prima del decollo, che esorta a mettere per prima noi la mascherina dell&#8217;ossigeno e poi porgerla a chi ha bisogno.<br />
La nostra mascherina sarà in questo caso l&#8217;insieme delle regole preventive e norme antipanico sopra descritte.</p>
<p>Mi rivolgo anche e soprattutto, a coloro i quali, vivono tutti i giorni questo disagio, con un entità tale da alterare la quotidianità come chi ha vissuto direttamente le conseguenze tragiche del terremoto o semplicemente a chi sente crescere in se la paura che ciò possa accadere, senza però riuscire a venir fuori da questo stato di costante allerta che causa anche, insonnia, pensiero ossessivo, vertigini, emicrania, morsa al petto ed altri sintomi ancora, di rivolgersi a professionisti specializzati nella cura dell&#8217;Ansia poiché il terremoto è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di un ansia mai realmente elaborata.</p>
<p>Dott.ssa Silvia Trucco<br />
Psicologa e Psicoterapeuta esperta in Attacchi di Panico.</p>
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		<title>Ansia, Stress e Attacchi di Panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2016 09:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[Definitivo]]></category>
		<category><![CDATA[No farmaco]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Rimedi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dott.ssa Silvia Trucco Psicologa e Psicoterapeuta Non mi servirà guardare quante visite avrà questa pagina, perché già da ora so che sarà la più letta… Non è chiaroveggenza la mia, ma semplicemente molti anni di lavoro clinico che mi hanno portato a definire l’Ansia e l’Attacco di Panico, la cosa più “democratica” che possa capitare  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Dott.ssa Silvia Trucco Psicologa e Psicoterapeuta</p></blockquote>
<p>Non mi servirà guardare quante visite avrà questa pagina, perché già da ora so che sarà la più letta…</p>
<p>Non è chiaroveggenza la mia, ma semplicemente molti anni di lavoro clinico che mi hanno portato a definire l’Ansia e l’Attacco di Panico, la cosa più “democratica” che possa capitare nella nostra società. E’ infatti <b>un</b> disagio, e ne parlo al singolare perché purtroppo l’uno annuncia l’altro, che non fa distinzioni di età, sesso o ceto sociale.</p>
<p>Può davvero succedere a chiunque, vero è che è mio compito informare su quali siano le condizioni predisponenti i campanelli d’allarme, affinché ognuno di voi, cari lettori, possa evitare o arginare nel giusto modo l’insorgenza del<b> drastico e devastante Attacco di Panico.</b></p>
<p><b>Condizioni Predisponenti</b></p>
<p>1) Una naturale tendenza al “controllo”tipico delle persone particolarmente precise ed attente nello svolgimento delle proprie azioni.</p>
<p>2) Una rigidità del distretto collo-spalla, comunque un tono di base della muscolatura spesso elevato.</p>
<p>3) Un errato appoggio plantare</p>
<p>4) Una predisposizione dello sguardo ed un assetto dei bulbi oculari leggermente verso l’esterno e conseguente fissità dello sguardo.</p>
<p>5) Errata modalità respiratoria e conseguente insufficiente ossigenazione cellulare.</p>
<p>6) Familiarità con il comportamento ansioso. (essere cresciuto con almeno un genitore che adotta spesso una modalità ansiogena)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riconoscersi in una o più di queste condizioni può bastare per farvi porre attenzione ai successivi campanelli di allarme:</p>
<p>1) Sentirsi a disagio in luoghi affollati, in galleria o durante una fila, come se si avesse la sensazione di essere bloccati senza vie di fuga e sentire il bisogno di scappare.</p>
<p>2) Avvertire il respiro corto</p>
<p>3) Avvertire il battito cardiaco accelerato</p>
<p>4) Dolori improvvisi al torace</p>
<p>5) Sudorazione improvvisa</p>
<p>6) Sensazione di ovattamento dall’esterno,ascoltare le voci come se provenissero da lontano</p>
<p>7) Sentirsi svenire,come se mancasse la terra sotto i piedi.</p>
<p>8) Paura di morire</p>
<p>9) Rigidità degli arti</p>
<p>10) Secchezza delle fauci.</p>
<p>11) Paura dei mezzi di trasporto pubblici o privati</p>
<p>Questi sopra descritti sono i più frequenti 11 sintomi riportati dai pazienti prima o durante un attacco di panico.</p>
<p>Ognuno di noi, almeno una volta nella vita si è trovato a vivere, anche soltanto una di queste situazioni ed in questo casi il mio consiglio è<b> consultate uno specialista in attacchi di panico, che vi sappia avviare ad una buona prevenzione e risoluzione del picco ansioso</b>. (Anche senza nessun fondamento patologico, assenza di patologia medica conclamata, evitando così di far cronicizzate l’ansia.)</p>
<p><b>DIFFIDATE DA CHI VI PROPONE L’APPROCCIO FARMACOLOGICO!!!!!!!!!!!!! </b></p>
<p>L’Ansia e l’Attacco di panico, si possono, anzi, si devono affrontare senza l’ausilio dei farmaci che, aggiungerebbero soltanto una dipendenza in più a quelle già possedute da chi soffre di questo disturbo, come dipendere da amici e parenti per farsi accompagnare nei luoghi per paura di avere un attacco.</p>
<p><b>A meno che il paziente non abbia una diagnosi di disturbo psichiatrico il farmaco NON DEVE far parte del percorso terapeutico.</b></p>
<p><b>N.B</b>: l’ansia può essere vista come un valore su un continuum che va da <b>0</b> ( totale assenza di ansia e inerzia) a <b>100</b> (attacco di panico).</p>
<p>Premesso che, una minima quota di ansia ci permette di portare a termine le nostre azioni quotidiane, e quindi sarebbe bene collocare la nostra dose di ansia intorno alla metà della retta, quanto più oltrepassiamo quella metà, tanto più l’ansia che viviamo la subiamo come disfunzionale fino ad arrivare al crollo, all’Attacco di Panico</p>
<p>Il protocollo per la risoluzione degli attacchi di panico è breve ed efficace.</p>
<p>Si punta dritti all’obiettivo, <b>COME</b>:</p>
<p>1) dare alla persona i mezzi pratici per gestire un attacco di panico <b>da sola</b>.</p>
<p>2)<b> imparare a prevenire</b> un attacco di panico.</p>
<p>3) <b>eliminarlo completamente nel tempo.</b></p>
<p>4) <b>Trasformare l’ansia</b> dannosa in ansia funzionale nel quotidiano.<br />
<b>Ancora 4 COME</b> e&#8230;ancora nessun PERCHÉ ?</p>
<p>Sì, a mio modo di vedere i &#8220;perché&#8221; sono stati sovrastimati nella storia della psicoanalisi in particolare, ma anche della psicoterapia.</p>
<p>La mia scelta quindi come Psicoterapeuta Esperta in Attacchi di Panico è quella di dare al paziente tutti i <b>COME</b> possibili per uscir fuori dal tunnel degli attacchi di panico per mezzo di <b>Metodologie</b> che lo chiamo il <b>KIT DEL PRONTO INTERVENTO:</b></p>
<ul style="list-style-type: disc;">
<li>Psicofisiologiche Cliniche Integrate</li>
<li>Training Autogeno Metodo Shultz</li>
<li>Psicologia Strategica</li>
<li>Ipnosi</li>
</ul>
<p>in cui il paziente “impedisce all’ansia di salire dai piedi alla testa” evitando quindi quello stato di smarrimento e paura. Una volta scongiurato il pericolo, si passa ad una successiva fase in cui il paziente viene guidato nel trasformare le sue tensioni corporee nella direzione del”rilassamento a prescindere”, ad apprende quindi a mantenere il proprio equilibrio psicofisico in ogni condizione a prescindere dai contesti che prima gli procuravano timore di attacco di panico. Ed è in questa condizione che affiorano quasi naturalmente i ”PERCHE’ ho avuto l’attacco di panico?&#8221;. Ma arrivati a questo punto, ormai il paziente già vive serenamente le sue giornate e si può concedere anche il lusso di darsi delle risposte.</p>
<p>Mi rendo disponibile al dialalogo e confronto con persone che soffrono di questo disagio e professionisti del settore.</p>
<p>Dott.ssa Silvia Trucco Psicologa e Psicoterapeuta</p>
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		<item>
		<title>Metafore Concrete la chiave per la Psicosomatica</title>
		<link>https://www.centromentecorpo.com/metafore-concrete-la-chiave-la-psicosomatica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 10:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ascoltando con attenzione parlare una persona, si possono cogliere delle immagini disseminate in ogni frase, come ad esempio “il peso di questa situazione grava sulle mie spalle”, “quella persona mi sta sullo stomaco”, “ho la testa pesante, piena di pensieri”,””questa situazione mi disgusta o non riesco proprio a mandarla giù”,”mi trascino da anni il peso  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/atlante-205x300.jpg?e96b9f" alt="atlante" /><br />
Ascoltando con attenzione parlare una persona, si possono cogliere delle immagini disseminate in ogni frase, come ad esempio “il peso di questa situazione grava sulle mie spalle”, “quella persona mi sta sullo stomaco”,<br />
“ho la testa pesante, piena di pensieri”,””questa situazione mi disgusta o non riesco proprio a mandarla giù”,”mi trascino da anni il peso di questa storia”,”ho la morte nel cuore”,”questa notizia mi ha piegato, mi ha buttato giù”etc….se ci pensate ne troverete infinite, sono tutte Metafore e non solo, in Psicofisiologia Clinica rappresentano Metafore Concrete, dal momento che vengono fuori nel nostro linguaggio quotidiano proprio perchè sono già inscritte nel nostro corpo a livello fisiologico e posturale.</p>
<p>Mi spiego meglio, nella mia pratica terapeutica è normale lavorare sulla Gastrite o sul Reflusso Gastroesofageo di una persona, facendo elaborare sia la situazione relazionale “indigesta” che l’hanno causate e relativo vissuto di rabbia e frustrazione correlate,ma anche suggerire delle piccole modifiche posturali da poter sperimentare da soli nel quotidiano.</p>
<p>Perchè questo approccio risulta efficace?<br />
Perchè estirpa alla radice la modalità disfunzionale che alimenta il problema.<br />
Per la persona, comprendere che per esempio, l’immagine di peso che si porta sulla spalle o il disgusto che prova per qualcosa, non sono solo modi di dire ma concreti schemi mentali che plasmano la sua postura e che, se protratti inconsapevolmente nel tempo, alterano la sua fisiologia dando origine a disagi e patologie conclamate.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/uomo-con-gastrite.jpg?e96b9f" alt="uomo con gastrite" />Sembra strano ma per la maggior parte delle persone è molto più facile credere che esistano delle malattie che in modo casuale si creano dal nulla nel corpo piuttosto che accettare che i nostri pensieri sono immagini potenti che condizionano il nostro corpo e le nostre relazioni.</p>
<p>Credo invece che la reale risoluzione di molti problemi e patologie comuni, implichi sempre una nuova consapevolezza di sè e di come con le nostre abitudini ripetutamente disfunzionali, o semplicemente crescendo e cambiando, abbiamo “costruito una situazione che ora si chiama problema”.Tale problema o patologia si è formato nel tempo, anche se noi ce ne accorgiamo soltanto ora che ne avvertiamo in modo evidente gli effetti.Nello stesso modo, nel tempo il problema può scomparire, scoprendo e modificando le modalità con cui l’abbiamo costruito.è accettare che abbiamo grandissimo potere su noi stessi implica una responsabilità e rende totalmente inefficace delegare i nostri problemi a farmaci palliativi e non risolutivi nella stragrande maggioranza dei casi.</p>
<p>Ora un invito: provate ad ascoltarvi mentre parlate o descrivete a qualcuno come state e come vi sentite,potreste già scoprire delle Metafore Concrete che vi guidano tenendo presente che ci sono anche molte metafore positive e sicuramente almeno una volta vi sarà capitato di sentirvi come se….</p>
<p><img decoding="async" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/leggero-come-una-piuma.jpg?e96b9f" /><img decoding="async" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/farfalle-nello-stomaco.jpg?e96b9f" /><img decoding="async" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/spiccare-il-volo.jpg?e96b9f" alt="spiccare il volo" /></p>
<p>Dott.ssa Silvia Trucco</p>
<p>Psicologa e Psicoterapeuta</p>
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		<title>Bambini in Psicoterapia?&#8230;La risposta e&#8217; nei genitori.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2016 12:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[credere in se]]></category>
		<category><![CDATA[efficace]]></category>
		<category><![CDATA[ipnosi]]></category>
		<category><![CDATA[mentecorpo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[risoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[star bene]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche psicofisiche]]></category>
		<category><![CDATA[trattamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I genitori moderni sono sempre piu colti ed informati, vanno su siti specializzati per capire come procreare facilmente, leggono riviste per una gravidanza serena, comprano libri per educare i figli, e poi se crescendo il figlio manifesta qualche disagio? dove si “si compra” la soluzione? Portiamolo dallo psicoterapeuta! La pratica clinica insegna che i figli  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I genitori moderni sono sempre piu colti ed informati, vanno su siti specializzati per capire come procreare facilmente, leggono riviste per una gravidanza serena, comprano libri per educare i figli, e poi se crescendo il figlio manifesta qualche disagio? dove si “si compra” la soluzione? <strong>Portiamolo dallo psicoterapeuta</strong>!</p>
<p>La pratica clinica insegna che i figli moto spesso, essendo spugne, <strong>assorbono tutto dal genitore</strong> e per la loro ancora  incapacità di ergere barriere difensive ne manifestano i disagi.</p>
<p>Ecco qui che ci troviamo di fronte a diagnosi precoci su bambini : dal disturbo dell’attenzione ad ansie e fobie di ogni tipo. Anche se risulta difficile da credere, ma <strong>per il genitore è molto più semplice accettare che il figlio abbia un problema</strong> e  delegare all’esperto la soluzione, piuttosto che guardarsi allo specchio e affrontare egli stesso il proprio malessere in psicoterapia.</p>
<p>Quello che non si comprende è che un genitore che porta un figlio in psicoterapia, specialmente in età preadolescenziale, <strong>gli consegna inconsapevolmente un messaggio : “ <em>ti ho dato il mio malessere e ora occupatene tu di risolverlo, tranquillo, ho pagato uno bravo che ti aiuterà!</em> “ </strong>oltre il danno la beffa!</p>
<p>Per giunta il figlio che intraprende un percorso si convince del fatto che <strong>c’è in lui qualcosa da cambiare</strong>, poi torna a casa e…<strong>li tutto è come prima</strong>, quindi i suoi sforzi e i suoi progressi ottenuti con il suo psicoterapeuta vengono praticamente azzerati dal fatto che <strong>i genitori continuano ad alimentare il disagio</strong> e il figlio non può far a meno di assorbire e poi successivamente “scaricare” in analisi: quindi tanto tempo, fatica, frustrazione e non reale soluzione.</p>
<p>Personalmente la risposta che do ai genitori che mi chiedono di portare il figlio in terapia è “ <strong>Vieni tu</strong>!”. La quasi totalità dei problemi manifestati del figlio possono tranquillamente esser risolti  grazie ad un percorso del genitore. Lo psicoterapeuta in questo caso svolgerà un doppio  intervento: sul genitore e sul figlio in modo “indiretto” attraverso il genitore. Questo tipo di lavoro che tratta la radice del problema nell’adulto e che <strong>affronta anche il disagio del figlio per mano del genitore</strong>, tutela il minore e agevola un cambiamento nell’ambiente domestico che garantisce un efficace risoluzione.</p>
<p>Dott.ssa Silvia Trucco</p>
<p>Psicologa e Psicoterapeuta</p>
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		<title>Vertigini e fiducia</title>
		<link>https://www.centromentecorpo.com/vertigini-e-fiducia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Trucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 15:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare.....mi fido di te..."Lorenzo Cherubini  Questa poetica frase, tratta dal testo di una canzone di Jovanotti, è a mio avviso emblematica rispetto a dei vissuti psicofisici,quali sono le Vertigini, che in alcuni momenti  possiamo avvertire senza nessuna motivazione patologica. Mi è spesso capitato di ascoltare  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<b><i>La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare&#8230;..mi fido di te&#8230;&#8221;Lorenzo Cherubini </i></b></p>
<p><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/funanbolo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-603" alt="funanbolo" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/funanbolo.jpg" width="234" height="216" /></a>Questa poetica frase, tratta dal testo di una canzone di Jovanotti, è a mio avviso emblematica rispetto a dei vissuti psicofisici,quali sono le Vertigini, che in alcuni momenti  possiamo avvertire senza nessuna motivazione patologica. Mi è spesso capitato di ascoltare alcuni miei pazienti che non riescono a spiegarsi il sopraggiungere improvviso di vertigini o sensazioni di sbandamento momentaneo.Sistematicamente, dopo aver chiesto di descrivere tali sensazioni e i momenti in cui vengono avvertite, iniziamo insieme a pensare al presente, e nello specifico a quali situazione o pensieri convivono nella persona.Da subito si evidenziava che la condizione in cui si trova il paziente è di  bilico fra due istanze, come ad esempio scegliere fra: andare o non andare, cambiare o non cambiare, lasciarsi andare oppure no.<br />
Tutte queste situazioni di bivio, vissute apparentemente come pensieri che semplicemente  si alternano nella &#8220;mente&#8221;, in realtà sono riprodotte sempre a livello muscolare in modo impercettibile ma efficace, al punto tale da creare una concreta alternanza di aggiustamenti posturali a seguito di vere e proprie microscillazioni da &#8220;un versante all&#8217;altro del corpo&#8221; e non solo fra un pensiero e l&#8217;altro. Ecco le vertigini!</p>
<p><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/trapezisti.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-602" alt="trapezisti" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/trapezisti-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Svelato il processo che genera tale malessere, ovviamente il mio compito clinico e di far elaborare prima tale vissuto e accompagnare la persona nella scelta, cercando di farla restare più possibile aderente alle sue reali, profonde esigenze e volontà.<br />
La Vertigine, riprendendo fedelmente il testo della canzone è voglia di volare! e per volare è necessario  lanciarsi ma soprattutto lasciarsi andare, condizione per la quale è indispensabile fidarsi prima di &#8220;qualcuno che stia li a prenderci se cadiamo&#8221; e conseguentemente ciò porta ad aver fiducia in noi stessi.</p>
<div><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/volare-chagal.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-601" alt="volare chagal" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/11/volare-chagal.jpg" width="194" height="260" /></a>L&#8217;esperienza della Fiducia dovrebbe nascere e fortificarsi nel tempo all&#8217;interno delle relazioni significative del bambino, con i propri genitori in primo luogo, ma anche con parenti, amici ed educatori.Ci si dovrebbe alimentare di fiducia come di cibo ma purtroppo non accade sempre così, o almeno non del tutto, così questa insicurezza, che non mi annoierò mai di ripetere,è sempre un concetto psicofisico che si inscrive nel corpo e quindi nelle sensazioni e vissuti,si traforma in necessità di &#8220;Controllare&#8221;.</div>
<p>Controllare in primis il proprio corpo, creando rigidità posturale e controllare i propri pensieri, che si traduce in un pensiero iper razionalizzante che allontana l&#8217;individuo dai suoi veri bisogni. In questa rete di pensieri è facile restare bloccati al bivio e il compito dello psicoterapeuta  è proprio quello di far vivere alla persona quella condizione di fiducia per cui riuscirà a dire &#8220;mi fido di te&#8221; e quindi poi anche di me&#8230; e ora posso anche Volare!!</p>
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		<title>Autostima</title>
		<link>https://www.centromentecorpo.com/autostima/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Trucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 15:20:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[credere in se]]></category>
		<category><![CDATA[mentecorpo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo fa c'era una pubblicità di una nota marca di shampoo che, attraverso testimonial noti nell'ambito del cinema o della moda, diffondeva lo slogan: "IO VALGO". Di questo espediente pubblicitario mi colpiva molto l'azzeccata capacità di marketing, sia nel far leva sul bisogno di rispecchiamento nel modello, che soprattutto nel colpire la mancanza di autostima  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa c&#8217;era una pubblicità di una nota marca di shampoo che, attraverso testimonial noti nell&#8217;ambito del cinema o della moda, diffondeva lo slogan: &#8220;IO VALGO&#8221;. Di questo espediente pubblicitario mi colpiva molto l&#8217;azzeccata capacità di marketing, sia nel far leva sul bisogno di rispecchiamento nel modello, che soprattutto nel colpire la <strong>mancanza di autostima</strong>  della maggior parte della popolazione.</p>
<div></div>
<p><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/cigno-o-brutto-anatroccolo.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-627" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/cigno-o-brutto-anatroccolo.jpg" alt="cigno o brutto anatroccolo" width="266" height="190" /></a><strong>Soppesare il proprio valore</strong>, o semplicemente riconoscere di averlo, rappresenta di sicuro un&#8217; operazione alquanto complicata per molte persone.Molto bene si nasconde  questa incapacità di &#8220;autogiudizio&#8221; dietro vite spese a rincorrere perfezioni estetiche o professionali e da qui il brulicare di costosi interventi per rendersi chirurgicamente<strong> &#8220;perfetti&#8221;</strong> o la fama di successo ed affermazione che sacrifica il  sano nutrimento affettivo e relazionale. Il rovescio di questa medaglia, sono le tante valide persone avvolte nella  depressione più nera che li spinge verso il baratro del &#8220;dimenticatoio sociale&#8221;</p>
<p><strong> Perchè il giudizio negativo  rende inermi?</strong></p>
<p><strong>Perchè si svaluta il proprio lavoro?</strong></p>
<p><strong>Perchè si ha difficoltà a dire la propria,vivendo costantemente nella frustrazione?</strong></p>
<p><strong>Perchè si giustifica un atteggiamento lesivo da parte del partner(lavorativo o sentimentale) pur di non perderlo? </strong></p>
<p><strong> <i>L&#8217;Autostima </i>non si acquista</strong> come un oggetto, attraverso uno status sociale e nemmeno te la possono regalare i complimenti degli altri. L&#8217;autostima è una costruzione che si erige nel tempo, dalla nascita in poi sono i mattoni che uno dopo l&#8217;altro, l&#8217;amore e gli sguardi delle figure significative che ci circondano sapranno cementare in noi. Ogni mattone è come una frase stampata nella nostra personalità che può significare <strong>&#8220;Io ti  ti vedo per ciò che sei e sei importante&#8221;</strong> oppure<strong> &#8220;Io non ti vedo e non credo tu ce la possa fare&#8221;</strong> .</p>
<p>Difficile immaginare che proprio nello stretto ed amorevole  nucleo famigliare, anche soltanto una persona possa commettere tale imperdonabile errore&#8230;.<br />
ed invece accade frequentemente, in modo più o meno consapevole che rabbia, frustrazione e debolezze personali <strong>si proiettino</strong> immediatamente dalle braccia del genitore a quelle dell&#8217;indifeso bambino, che non può far altro che ricevere, poiche&#8217; per lui o lei quello <strong>&#8220;è l&#8217;amore e quella sarà la sua verità&#8221;</strong>.</p>
<p>A seguito di tale carenza, si viene a creare nell&#8217;adulto un grande <strong>tassello mancante</strong> che maldestramente viene coperto  con le più dannose &#8220;toppe&#8221; . Qualunque sia la scelta di copertura, la sensazione che ne deriva è sempre di <strong>insoddisfazione e inadeguatezza</strong>, poichè il giusto tassello spesso risulta essere una sana e profonda relazione affettiva, che restituisca alla persona un sentimento di Sè quale essere umano degno di amore, stima e rispetto. Nemmeno questo è sempre facile da trovare o a volte non sembra bastare a colmare quello <strong>spazio vuoto</strong>.<br />
In questi casi,<strong> il progetto psicoterapeutico della coppia terapeuta-paziente</strong>, si sviluppa nella costruzione del giusto tassello per completare il puzzle attraverso un lavoro integrato qui riassunto in fasi :</p>
<div></div>
<ul>
<li>individuazione dello spazio personale</li>
<li>educazione percezione emozionale</li>
<li>intervento induttivo sulle mappe mentali utilizzate e sviluppo di nuove più efficaci.</li>
<li>ridefinizione delle risorse</li>
<li>intervento pratico strategico nel raggiungimento degli obbiettivi.</li>
</ul>
<div></div>
<div></div>
<div> <strong>Mi piace pensare a questo tipo di percorso per la persona, come un attento e delicato lavoro di recupero di ciò che non c&#8217;è stato per agevolare un passaggio sereno a ciò che sarà.</strong></div>
<div><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/cigno-bianco.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-625" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/cigno-bianco-1024x723.jpg" alt="cigno bianco" width="750" height="529" /></a></div>
<div></div>
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		<title>Bulimia nervosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Trucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 15:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[mentecorpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E altri disagi nell'ambito dell'alimentazione. Bulimia nervosa Molto spesso l'Anoressia può cedere il passo alla Bulimia e viceversa, o a volte le due si alternano nel quadro clinico della paziente, che anche nel caso della Bulimia è più frequentemente un donna, magari professionista in carriera, dall'impeccabile immagine sociale e che nella solitudine della propria casa,  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<br />
<h2>E altri disagi nell&#8217;ambito dell&#8217;alimentazione.</h2>
<h3>Bulimia nervosa</h3>
<div>
        Molto spesso l&#8217;Anoressia può cedere il passo alla Bulimia e viceversa, o a volte le due si alternano nel quadro clinico della paziente, che anche nel caso della Bulimia è più frequentemente un donna, magari professionista in carriera, dall&#8217;impeccabile immagine sociale e che nella solitudine della propria casa, dopo aver ingurgitato quantità incredibili di cibo, si provoca il vomito per riuscire a mantenere il suo peso forma.La Bulimia, proprio per questo motivo risulta essere una problematica più sommersa, perchè non denunciata dall&#8217; evidente magrezza tipica delle donne anoressiche, anche se &nbsp;le conseguenze sulla salute non sono meno drammatiche.<a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/bulimia.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-631" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/bulimia.jpg" alt="bulimia" width="243" height="200"></a>Anche in questo caso c&#8217;è un&#8217;insoddisfazione rispetto il proprio aspetto, cresciuto all&#8217;interno di un contesto che la bulimica sente come giudicante e competitivo e che a volte ha visto la madre o la sorella cadere nella stessa trappola. L&#8217;abbuffata bulimica può avvenire a qualsiasi ora del giorno e della notte, con qualsiasi tipologia di cibo,caldo, freddo e a volte addirittura congelato.tutto viene ingerito in modo rapido e vorace e questo triste rituale può durare anche ore, finchè l&#8217; ingestione cede il passo al vomito, prontamente provocato per evitare di assorbire i nutrienti del cibo. Questo meccanismo è volto a far sentire prima &#8220;il pieno&#8221; fino allo spasmo dei muscoli dello stomaco e successivamente &#8220;il vuoto&#8221; e questa alternanza sembra mimare lo status &nbsp;interiore della paziente, che oscilla tra l&#8217;esigenza di sentirsi piena di emozioni ed amore e la negazione di questo.Anche per la bulimia fondamentale, dal punto di vista terapeutico, risulta imparare a &#8220;sentirsi&#8221;, nel senso di percepire davvero il corpo, i suoi segnali e le emozioni negate. Le tecniche psicofisiologiche strategiche mirano in modo estremamente pratico e concreto a rendere la persona consapevole dell&#8217;innescarsi di certi meccanismi, in modo che la paziente stessa riesca<i>interrompere il perpetuarsi del circolo vizioso del suo agire,compensando sempre più le sue lacune emotive alla base del disagio.</i> Seguono, solamente con una breve definizione, altri disturbi dell&#8217;alimentazione e vi invito,se qualcuno di voi volesse approfondirne uno in particolare, a lasciare a piè di pagina il proprio commento. <i><a href="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/tavola-abbuffata.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-630" src="http://www.inoutmind.com/wp-content/uploads/2013/12/tavola-abbuffata-300x237.jpg" alt="tavola abbuffata" width="300" height="237"></a>DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA</i>
    </div>
<div>
        Introdurre a qualsiasi ora del giorno della notte notevoli quantità di cibo, senza ricorrere a meccanismi di evacuazione forzata tipici della Bulimia Nervosa,come vomito o uso sistematico di lassativi. <i>OBESITA&#8217;</i> Comporta una eccessiva alimentazione ed un accumulo di grasso nel corpo in quantità dannose per la salute e che porta l&#8217;individuo ad avere un indice di massa corporea superiore a 30 kg.L&#8217; (IMC) è un valore che mette a confronto peso e altezza, definendo le persone in sovrappeso (se il loro IMC è compreso tra 25 e 30 kg/m2) e obese quando è maggiore di 30 kg/m2. <i>PICACISMO</i> Quando si ingeriscono sostanze non nutritive quali (terra, carta, sabbia, legno) e tale atteggiamento perduri superata l&#8217;età evolutiva dei 18/24 mesi. <i>FAGOFOBIA</i> E&#8217; letteralmente la paura di deglutire il cibo nonostante non ci siano problematiche fisiche nell&#8217;apparato digerente.<br />
    </br><i>ORTORESSIA</i> E&#8217; una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. Comporta una eccessiva paura di ingrassare e di non essere in perfetta salute, ma propio questa attenzioni produce risultati opposti.</p>
</div>
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