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	<title>vivere meglio Archives - Centro Mentecorpo</title>
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	<description>Il tuo benessere consapevole</description>
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	<title>vivere meglio Archives - Centro Mentecorpo</title>
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		<title>LA “FOMO” O “FEAR OF MISSING OUT”: QUANDO I SOCIAL CREANO DIPENDENZA.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 16:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[FOMO]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cosidetta sindrome “FOMO” o “Fear of missing out”, letteralmente “paura di essere tagliati fuori” è un fenomeno reale che sta diventando sempre più comune e può causare uno stress significativo nella vita di tutti i giorni. Può interessare praticamente chiunque, ma alcune persone sono maggiormente a rischio. Ecco cosa bisognerebbe sapere sulla FOMO, cosa  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosidetta sindrome “FOMO” o “Fear of missing out”, letteralmente “paura di essere tagliati fuori” è un fenomeno reale che sta diventando sempre più comune e può causare uno stress significativo nella vita di tutti i giorni. Può interessare praticamente chiunque, ma alcune persone sono maggiormente a rischio. Ecco cosa bisognerebbe sapere sulla FOMO, cosa dice la ricerca, come riconoscerla nella propria vita e come gestire la FOMO per evitare di influenzare negativamente la propria felicità.</p>
<p>La paura di essere tagliati fuori si riferisce alla sensazione o percezione che gli altri si divertano di più, vivano una vita migliore o sperimentino cose migliori di te. Implica un profondo senso di frustrazione e influisce sull’autostima. È spesso esacerbato dai social media come Instagram e Facebook.</p>
<blockquote><p>La FOMO non è solo la sensazione che potrebbero esserci cose migliori che potresti fare in questo momento, ma è la sensazione che ti stai perdendo qualcosa di fondamentalmente importante che gli altri stanno vivendo proprio ora.</p></blockquote>
<p>Può applicarsi a qualsiasi cosa, da una festa di un venerdì sera a una promozione sul lavoro, ma comporta sempre un forte senso di impotenza.</p>
<p>Quest’ansia è stata descritta dai ricercatori come “la sensazione inquieta e talvolta logorante che ci si stia perdendo, o che gli atri stiano facendo, o che siano in possesso di qualcosa di meglio di te”.</p>
<p>E mentre è presumibilmente in circolazione da secoli (è possibile trovare prove della FOMO perfino in testi antichi), è stata studiata scientificamente solo negli ultimi decenni, a partire da uno studio di ricerca del 1996 dello stratega del marketing, il dottor Dan Herman. Dall’avvento dei social media, tuttavia, la FOMO è diventata più manifesta ed è stata presa in considerazione più seriamente.</p>
<blockquote><p>I social media hanno accelerato il fenomeno in diversi modi. Creando una situazione in cui si confronta sempre di più la propria vita con quella degli altri. Pertanto, il concetto di “normale” diventa distorto e può sembrare che si stia facendo peggio rispetto a loro.</p></blockquote>
<p>I social media creano una piattaforma per autocelebrarsi<span class="Apple-converted-space">  </span>dove le cose, gli eventi e persino la felicità stessa sembrano a volte essere in competizione. Le persone tendono a esporre sui social le loro esperienze migliori, le fotografie più riuscite, il che potrebbe portarsi a chiedere a se stessi che cosa ci manca.</p>
<h3>Come smettere di confrontarsi con gli altri</h3>
<p>Man mano che ulteriori ricerche sulla FOMO vengono condotte e diventano disponibili, stiamo ottenendo un quadro più chiaro di ciò che comporta e di come ci influenza. Il quadro che ne esce non è affatto roseo, poiché gli effetti negativi sono molteplici ed è più comune di quanto ci si possa aspettare.</p>
<p>I siti di social network sono sia una causa che un effetto per questa condizione. Non sorprende che gli adolescenti li utilizzino in modo massiccio e di conseguenza siano più esposti al rischio di soffrire di FOMO. È interessante notare, tuttavia, che questa agisce come un meccanismo che innesca un utilizzo dei social ancora più complulsivo.</p>
<p>In ogni caso la FOMO associata all’utilizzo dei social media trascende l’età ed il genere. Può essere sperimentata da persone di tutte le età, e diversi studi lo hanno comprovato. Uno studio sulla rivista <i>Psychiatry Research</i> ha scoperto che non solo era strettamente correlata ad un massiccio utilizzo di smartphone e social media ma che questo collegamento non era associato all’età o al sesso ma in ogni caso derivava dalla paura di ricevere valutazioni negative e persino positive da parte di altri.</p>
<p>Un altro articolo ha evidenziato che è quasi sempre associata a un basso senso di realizzazione dei propri bisogni e ad una bassa soddisfazione della vita in generale. La FOMO è fortemente legata a un grande impegno nei social media, come suggerito da altri studi: sembra che la FOMO sia collegata sia alla necessità di impegnarsi nei social media sia ad aumentare tale impegno. Ciò significa che tutte queste abitudini possono contribuire a un ciclo negativo e che si autoalimenta.</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p></blockquote>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">I social media mi stanno aiutando o ferendo la mia ansia sociale?</p>
</blockquote>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ridurre al minimo la FOMO</h3>
<p><strong>Focalizza in maniera diversa la tua attenzione.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Invece di concentrarti su ciò che ti manca, prova a notare ciò che hai. Questo è più facile a dirsi che a farsi su internet, dove siamo bombardati con immagini di cose che non abbiamo, ma è comunque fattibile. Aggiungi più persone positive alla tua bacheca; nascondi le persone che tendono a vantarsi troppo o che non ti supportano. Puoi modificare la tua bacheca per mostrarti meno di ciò che innesca la tua ansia e più di ciò che ti fa sentire bene con te stesso. Lavora per identificare ciò che ti rende insoddisfatto cerca di minimizzarlo mentre aggiungi altro alla tua pagina (e alla tua vita) che ti renda felice.</p>
<p><strong>Tieni un diario.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>È comune pubblicare post sui social media per tenere traccia delle cose divertenti che fai. Tuttavia, si tende a controllare un po’ troppo se le persone stanno visualizzando le proprie esperienze online. In questo caso, potresti portare offline alcune delle tue foto e dei tuoi ricordi e tenere un diario personale dei tuoi momenti più belli, in digitale o su carta. Questo può aiutarti a spostare la tua attenzione dall’approvazione pubblica all’apprezzamento privato delle cose che rendono grande la tua vita.</p>
<p><strong>Cerca connessioni reali.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Potresti ritrovarti a cercare una maggiore connessione quando ti senti depresso o ansioso, e questo è salutare. I sentimenti di solitudine o esclusione sono in realtà il modo in cui il nostro cervello ci dice che dobbiamo cercare maggiori connessioni con gli altri e aumentare il nostro senso di appartenenza. Sfortunatamente, il coinvolgimento che offrono i social media non è sempre il modo giusto per raggiungere questo obiettivo e si rischia di passare da una brutta situazione ad una anche peggiore.</p>
<p>Invece di provare a connetterti di più con le persone on-line, perché non organizzare un incontro con qualcuno di persona? Fare piani con un buon amico, creare una gita di gruppo o fare qualcosa di social che ti fa uscire con gli amici può essere un bel cambio di passo e può aiutarti a scrollarti di dosso quella sensazione che ti stai perdendo qualcosa. Ti mette al centro dell’azione. Se non hai tempo per fare piani, anche un messaggio diretto sui social media a un amico può favorire una connessione più grande e più intima rispetto alla pubblicazione di un post indirizzato a tutti e alla speranza di ottenere”Mi piace”.</p>
<p><strong>Concentrati sulla gratitudine.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Gli studi dimostrano che impegnarsi in attività che migliorano la gratitudine come semplicemente dire agli altri ciò che apprezzi su di loro può sollevare il tuo spirito e quelli di chiunque ti circonda. Ciò è in parte dovuto al fatto che è più difficile sentire la mancanza delle cose che ci mancano nella vita quando ci si concentra sull’abbondanza di ciò che già si possiede.</p>
<p>Questo può essere meraviglioso per la tua salute mentale ed emotiva.</p>
<blockquote><p>Sebbene la FOMO sia fortemente correlata all’utilizzo dei social media, è importante ricordare che è un sentimento molto comune tra le persone di tutte le età. Ognuno lo può sentire in momenti diversi della propria vita. Se senti di soffrire di sentimenti di perdita, può essere utile contattare un amico o passare un po’ di tempo a riflettere sulle cose di cui sei grato nella tua vita. Attività come queste possono aiutarci a mettere le cose in prospettiva mentre raccogliamo un maggiore senso di appartenenza e liberiamo l’ansia di “perdere” qualcosa.</p></blockquote>
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		<title>Bambini in Psicoterapia?&#8230;La risposta e&#8217; nei genitori.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2016 12:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I genitori moderni sono sempre piu colti ed informati, vanno su siti specializzati per capire come procreare facilmente, leggono riviste per una gravidanza serena, comprano libri per educare i figli, e poi se crescendo il figlio manifesta qualche disagio? dove si “si compra” la soluzione? Portiamolo dallo psicoterapeuta! La pratica clinica insegna che i figli  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I genitori moderni sono sempre piu colti ed informati, vanno su siti specializzati per capire come procreare facilmente, leggono riviste per una gravidanza serena, comprano libri per educare i figli, e poi se crescendo il figlio manifesta qualche disagio? dove si “si compra” la soluzione? <strong>Portiamolo dallo psicoterapeuta</strong>!</p>
<p>La pratica clinica insegna che i figli moto spesso, essendo spugne, <strong>assorbono tutto dal genitore</strong> e per la loro ancora  incapacità di ergere barriere difensive ne manifestano i disagi.</p>
<p>Ecco qui che ci troviamo di fronte a diagnosi precoci su bambini : dal disturbo dell’attenzione ad ansie e fobie di ogni tipo. Anche se risulta difficile da credere, ma <strong>per il genitore è molto più semplice accettare che il figlio abbia un problema</strong> e  delegare all’esperto la soluzione, piuttosto che guardarsi allo specchio e affrontare egli stesso il proprio malessere in psicoterapia.</p>
<p>Quello che non si comprende è che un genitore che porta un figlio in psicoterapia, specialmente in età preadolescenziale, <strong>gli consegna inconsapevolmente un messaggio : “ <em>ti ho dato il mio malessere e ora occupatene tu di risolverlo, tranquillo, ho pagato uno bravo che ti aiuterà!</em> “ </strong>oltre il danno la beffa!</p>
<p>Per giunta il figlio che intraprende un percorso si convince del fatto che <strong>c’è in lui qualcosa da cambiare</strong>, poi torna a casa e…<strong>li tutto è come prima</strong>, quindi i suoi sforzi e i suoi progressi ottenuti con il suo psicoterapeuta vengono praticamente azzerati dal fatto che <strong>i genitori continuano ad alimentare il disagio</strong> e il figlio non può far a meno di assorbire e poi successivamente “scaricare” in analisi: quindi tanto tempo, fatica, frustrazione e non reale soluzione.</p>
<p>Personalmente la risposta che do ai genitori che mi chiedono di portare il figlio in terapia è “ <strong>Vieni tu</strong>!”. La quasi totalità dei problemi manifestati del figlio possono tranquillamente esser risolti  grazie ad un percorso del genitore. Lo psicoterapeuta in questo caso svolgerà un doppio  intervento: sul genitore e sul figlio in modo “indiretto” attraverso il genitore. Questo tipo di lavoro che tratta la radice del problema nell’adulto e che <strong>affronta anche il disagio del figlio per mano del genitore</strong>, tutela il minore e agevola un cambiamento nell’ambiente domestico che garantisce un efficace risoluzione.</p>
<p>Dott.ssa Silvia Trucco</p>
<p>Psicologa e Psicoterapeuta</p>
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		<title>Shiatsu contro la spossatezza primaverile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Irrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 13:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shiatsu]]></category>
		<category><![CDATA[benefici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cosa è dovuto quel senso di spossatezza che avvertiamo con il cambio stagione, soprattutto in primavera? Sappiamo che le motivazioni possono essere sia gravi che lievi, ma se ci soffermiamo a ciò che avviene comunemente, possiamo ricondurre la causa ad uno scorretto stile di vita. Presi dall'ormai famoso tram tram quotidiano trascuriamo delle azioni  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cosa è dovuto quel senso di spossatezza che avvertiamo con il cambio stagione, soprattutto in primavera?</p>
<p>Sappiamo che le motivazioni possono essere sia gravi che lievi, ma se ci soffermiamo a ciò che avviene comunemente, possiamo ricondurre la causa ad uno scorretto stile di vita. Presi dall&#8217;ormai famoso tram tram quotidiano trascuriamo delle azioni che possono sembrare banali, ma non lo sono affatto. Ad esempio respirare aria pulita; camminare su un prato; guardare verso il sole; stare al sole ed all&#8217;aperto; alimentarsi in modo semplice; svegliarsi la mattina in un modo piuttosto che in un altro; fare movimento ecc. ecc. Quando tali azioni vengono a mancare, altre azioni o processi nel nostro organismo rallentano o accelerano in modo disfunzionale e cosi via generando reazioni a catena nell&#8217;intero organismo.</p>
<p>In primavera il nostro corpo deve fare &#8220;il cambio di stagione&#8221; ovvero deve rinnovarsi e riprodursi. Ipotizziamo un corpo sano (difficile trovarne uno, soprattutto se vive in città), questo corpo in primavera inizia i suoi processi di rigenerazione cellulare all&#8217;interno di tessuti ossei, muscolari e connettivi. Da ora capelli, pelle e corpo saranno ancora più belli e più sani, i suoi organi lavoreranno meglio, produrranno il giusto rapporto di sostanze che devono essere rilasciate, cosi come il fegato, organo atto alla trasformazione e sintesi delle sostanze nutritive, impegnatissimo in questa stagione. E questi sono solo esempi di ciò che accade in condizioni normali ed in parte quando ci trascuriamo.</p>
<p>Cosa fare l&#8217;ho già detto, ma in questo caso a maggior ragione se ci sono squilibri consiglio di praticare SHIATSU NAMIKOSHI poichè la digitopressione mette in moto questi meccanismi sopiti ed oltre a stare palesemente meglio, si acquisisce flessibilità, vigore, riflessi, elasticità del tono muscolare, riduzione e annullamento del sintomo della stanchezza. ecc. ecc.</p>
<p>Trovare il tempo da dedicarsi è un obbligo per se stessi ovviamente, cosi farete prevenzione ed educherete alla salute coloro che vi staranno intorno e chissà, forse un giorno, riusciremo tutti a sollevare il capo al cielo.</p>
<p>www.centromentecorpo.com</p>
<p>Valerio Irrera</p>
<p>&nbsp;</p>
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